Riscaldamento elettrico Warmset e fotovoltaico: con le nuove regole FER cambia il futuro degli edifici efficienti

Il riscaldamento elettrico Warmset entra in una nuova fase. Per anni, nella progettazione energetica degli edifici, questa tecnologia è stata spesso valutata con un approccio penalizzante, soprattutto quando veniva abbinata a impianti fotovoltaici per contribuire al rispetto degli obblighi da fonti rinnovabili. La normativa precedente, infatti, escludeva la possibilità di assolvere tali obblighi attraverso impianti rinnovabili che producessero esclusivamente energia elettrica destinata ad alimentare dispositivi per la produzione di calore con effetto Joule.

Con il D.Lgs. 9 gennaio 2026, n. 5, che recepisce la Direttiva RED III, questo scenario cambia in modo significativo. Il nuovo testo dell’Allegato III al D.Lgs. 199/2021 mantiene il principio generale di attenzione verso l’uso dell’energia rinnovabile elettrica per la produzione di calore, ma introduce una deroga rilevante: l’esclusione non si applica alle unità immobiliari con classificazione energetica B o superiore. In altre parole, negli edifici con buone prestazioni energetiche, il riscaldamento elettrico a effetto Joule non viene più escluso a priori dal percorso di verifica degli obblighi FER.

Questa novità è particolarmente importante per le tecnologie radianti elettriche evolute, come i sistemi Warmset, perché consente di leggere il riscaldamento elettrico non più come una soluzione automaticamente penalizzante, ma come parte di un progetto energetico integrato. Il punto centrale non è semplicemente “installare un sistema elettrico”, ma progettare un edificio efficiente, con involucro performante, fabbisogni contenuti, corretta regolazione e adeguata integrazione con fonti rinnovabili.

Non più penalizzazione automatica per l’immobile

Uno degli aspetti più rilevanti della nuova impostazione è che il sistema a effetto Joule, in presenza di una unità immobiliare in classe B o superiore, non dovrebbe più rappresentare un elemento che inficia automaticamente la classificazione energetica dell’immobile. Questo non significa che ogni impianto elettrico sia sempre conforme o sempre migliorativo, ma significa che la valutazione non parte più da una esclusione normativa preconcetta.

Per progettisti, imprese e committenti cambia quindi il modo di ragionare. Il riscaldamento elettrico radiante può essere inserito all’interno di una strategia energetica coerente, soprattutto quando l’edificio ha basse dispersioni, una quota significativa di energia rinnovabile prodotta in sito e un sistema di controllo capace di gestire i carichi in modo intelligente. In questi casi, la tecnologia a effetto Joule può contribuire a una soluzione semplice, modulare, priva di centrale termica tradizionale e adatta a edifici residenziali, ricettivi, direzionali e a interventi di riqualificazione.

Attenzione alla decorrenza: quando si applica davvero

La modifica normativa è già stata pubblicata ed è in vigore come parte del D.Lgs. 5/2026, ma l’applicazione operativa del nuovo Allegato III riguarda i progetti per i quali la richiesta del titolo edilizio viene presentata dopo 180 giorni dall’entrata in vigore del decreto. Poiché il decreto è entrato in vigore il 4 febbraio 2026, la decorrenza pratica dei nuovi obblighi è prevista dal 3 agosto 2026.

Cosa deve verificare il progettista

Dal punto di vista tecnico, la nuova apertura non elimina le verifiche richieste dalla normativa. Il progettista dovrà comunque dimostrare il rispetto degli obblighi di integrazione da fonti rinnovabili, la prestazione energetica complessiva dell’edificio e la coerenza del sistema impiantistico con i fabbisogni calcolati. La verifica dovrà partire dalla tipologia di intervento. Il nuovo Allegato III distingue tra nuova costruzione, ristrutturazione importante di primo livello, ristrutturazione importante di secondo livello e ristrutturazione dell’impianto termico.

Per le nuove costruzioni è prevista la copertura del 60% dei consumi per acqua calda sanitaria e del 60% della somma dei consumi per acqua calda sanitaria, climatizzazione invernale e climatizzazione estiva. Per le ristrutturazioni importanti di primo livello la quota scende al 40%, mentre per le ristrutturazioni importanti di secondo livello e per gli interventi di ristrutturazione dell’impianto termico è prevista una copertura del 15% della somma dei consumi per climatizzazione invernale ed estiva. Nel caso di riscaldamento elettrico a effetto Joule, il passaggio decisivo sarà dimostrare che l’unità immobiliare raggiunge almeno la classe energetica B.

Questo elemento dovrà essere integrato nella valutazione energetica complessiva, insieme al dimensionamento dell’impianto fotovoltaico o delle altre fonti rinnovabili, al calcolo dei fabbisogni, alla quota di copertura FER e alla potenza minima richiesta per gli impianti rinnovabili installati sull’edificio o nelle relative pertinenze. La relazione tecnica dovrà quindi indicare con chiarezza la classe energetica di progetto, la tipologia di intervento, i servizi energetici presenti, i fabbisogni per riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria, la potenza dell’impianto da fonte rinnovabile, la quota di energia rinnovabile utilizzata e il sistema di regolazione previsto. Nei casi in cui non fosse possibile rispettare integralmente gli obblighi FER, la normativa prevede che il progettista evidenzi nella relazione tecnica l’impossibilità tecnica o la mancata convenienza economica, analizzando la non fattibilità delle diverse opzioni tecnologiche disponibili.

Perché il radiante elettrico può diventare una scelta strategica

In un edificio ben isolato, il fabbisogno termico si riduce sensibilmente. Questo rende sempre più interessante l’utilizzo di sistemi elettrici radianti Warmset, perché la richiesta di potenza può essere contenuta e distribuita in modo preciso negli ambienti. Il calore viene prodotto direttamente dove serve, senza reti idrauliche, senza generatori a combustione, senza unità esterne e senza fluido termovettore. I sistemi Warmset si basano su una tecnologia radiante elettrica a bandella laminata multistrato, progettata per distribuire il calore in modo uniforme su superfici ampie. Rispetto a un approccio tradizionale basato su cavi resistivi, la geometria piatta dell’elemento riscaldante consente una diffusione più omogenea, con spessori ridotti e grande flessibilità applicativa.

Questo permette di integrare il riscaldamento in pavimenti, pareti, soffitti o soluzioni dedicate, adattandolo alle caratteristiche dell’intervento. Il vantaggio non è solo impiantistico, ma anche progettuale. Un sistema radiante elettrico può essere abbinato a fotovoltaico, sistemi di accumulo, domotica e logiche di gestione dei carichi. In edifici ad alta efficienza, questa combinazione consente di ridurre la complessità dell’impianto, semplificare la manutenzione e valorizzare l’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Come impostare correttamente una soluzione con riscaldamento elettrico

Per utilizzare correttamente questa opportunità normativa, il progetto non deve essere costruito partendo solo dal generatore, ma dall’intero bilancio energetico dell’edificio. Il primo passaggio è contenere il fabbisogno attraverso un involucro performante. Il secondo è definire la classe energetica raggiungibile, con l’obiettivo minimo della classe B nei casi in cui si voglia applicare la nuova deroga prevista per l’effetto Joule. Il terzo è dimensionare correttamente la quota di fonti rinnovabili, verificando che l’impianto fotovoltaico o le altre soluzioni FER siano coerenti con i consumi previsti.

A livello di relazione tecnica, il riscaldamento elettrico radiante deve essere descritto come sistema di emissione e generazione del calore per effetto Joule, specificando potenza installata, zone servite, logiche di regolazione, eventuale gestione dei carichi e integrazione con l’impianto fotovoltaico. È consigliabile indicare anche il sistema di controllo previsto, perché la regolazione ha un ruolo fondamentale nel contenere i consumi reali e nel migliorare la gestione dell’energia prodotta da fonte rinnovabile.

Nel caso Warmset, la modularità dei sistemi consente di adattare potenze, superfici e destinazioni d’uso in funzione del progetto. Questo è particolarmente utile nelle ristrutturazioni, dove spesso non è possibile intervenire con impianti invasivi o dove si vuole evitare la realizzazione di centrali termiche, colonne montanti, distribuzioni idrauliche o unità esterne.

Una nuova lettura del riscaldamento elettrico

La novità introdotta dal D.Lgs. 5/2026 non va interpretata come una semplificazione automatica, ma come un riconoscimento importante: negli edifici efficienti, il riscaldamento elettrico a effetto Joule può essere valutato in modo diverso rispetto al passato. Non è più una tecnologia da escludere a priori, ma una soluzione da progettare correttamente all’interno di un sistema edificio-impianto ad alte prestazioni. Per il mercato, questo significa aprire nuove possibilità. Per i progettisti, significa avere uno strumento in più quando l’obiettivo è realizzare edifici semplici, elettrificati, compatibili con le fonti rinnovabili e privi di combustibili fossili.

Per i committenti, significa poter scegliere sistemi radianti elettrici evoluti senza temere che la sola presenza dell’effetto Joule determini automaticamente un peggioramento o una penalizzazione della classificazione energetica dell’immobile, purché il progetto rispetti le condizioni richieste dalla normativa. Warmset lavora da anni in questa direzione: soluzioni radianti elettriche sottili, versatili, personalizzabili e integrabili con edifici ad alta efficienza. Il nuovo quadro normativo rende ancora più attuale questa visione, perché sposta l’attenzione dalla tecnologia considerata isolatamente alla qualità complessiva del progetto energetico.

E quindi il futuro?

Il futuro del riscaldamento non sarà definito solo dal tipo di generatore, ma dalla capacità di progettare edifici efficienti, alimentati da fonti rinnovabili e gestiti in modo intelligente. In questo contesto, il riscaldamento elettrico radiante a effetto Joule di Warmset può assumere un ruolo sempre più rilevante. La nuova normativa non elimina la necessità di calcoli, verifiche e corretta progettazione, ma supera una penalizzazione automatica che per anni ha limitato l’impiego di soluzioni elettriche in edifici performanti.

Per le unità immobiliari in classe B o superiore, il riscaldamento elettrico integrato con fonti rinnovabili diventa una possibilità concreta da valutare nella progettazione energetica, soprattutto per interventi orientati alla semplicità impiantistica, alla decarbonizzazione e all’utilizzo intelligente dell’energia prodotta in sito.